Rockshort su Pool Magazine

Sul sito della rivista pugliese Pool Magazine è uscito un articolo a firma di Mariano T. Intini su Rockshort.

Rockshort, quando la musica si fa parola

Mettiti comodo. Apri il libro. Comincia a leggere. Parte una musica, magari rock. Sono i Pearl Jam, è Bob Dylan, è Janis Joplin, è Tom Waits, sono i Clash, è Marianne Faithfull.
Non è un lp, è solo Rockshort, la prima opera letteraria di Giuseppe Vergara, quarantacinquenne scrittore triestino che ha messo in parole la musica. Sei racconti, tratti da altrettante celebri canzoni, storie di uomini e donne resi fragili dalla vita, resi soli da se stessi. Tutto in pieno stile rock. Scrittura asciutta, scorrevole, senza fronzoli, Vergara va dritto al sodo, senza alcun orpello narrativo. Scova l’umanità dei sui personaggi e la sbatte a piena pagina sotto gli occhi del lettore. Sono i testi della canzone a far la storia, ma è Vergara a metterci parole ed emozioni, senza rimanere mai schiavo dei testi di riferimento.

Rockshort è la sua opera prima. Giuseppe Vergara sin dall’86 lavora nel sociale, dapprima come operatore educativo in favore dei minori portatori di handicap, in seguito come fondatore di 2001 Agenzia Sociale. Con questa cooperativa offre servizi socio-educativi, riabilitativi e assistenziali a cittadini, minori ed adulti, in situazioni di svantaggio, operando in settori quali la disabilità, la psichiatria, le dipendenze e la devianza minorile. Forse proprio questa attenzione alle problematiche di persone fondamentalmente con gravi problemi ed escluse da una società che scorre via veloce, Giuseppe l’ha trasferita nei sei racconti e nelle 2 bonus track di Rockshort. Personaggi soli, profondamente soli. Respinti dalla società in cui vivono. Sempre sconfitti e senza possibilità di redenzione.

È vero, i personaggi di Rockshort sono, nella maggior parte dei casi, soli. Vivono la solitudine e l’abbandono e quando tentano una qualche forma di relazione ne escono sconfitti – ammette Vergara ­– ma tutto ciò non è stato deciso a tavolino prima di iniziare il libro. È emerso via via che i personaggi hanno preso forma durante la scrittura. C’è poco di autobiografico nelle storie che ho narrato, anche perchè è sempre stato il testo della canzone ad essere il mio punto di riferimento principale. Poi, ovviamente è quasi impossibile non trasferire nella propria opera qualcosa di sè, ma in questo caso è sicuramente un fattore marginale”.

Un’idea originale, quella dell’autore triestino, tradurre in racconto la musica, un progetto non certo facile. È lui stesso ad ammettere la difficoltà nel trovare brani adatti al suo progetto. “Bisogna tener conto che la canzone come espressione artistica è sicuramente molto più vicina alla poesia che alla narrativa, ed io avevo bisogno principalmente di storie o comunque di qualche strofa che mi ispirasse un racconto. Raymond Carver – continua Vergara – è stato un importante riferimento narrativo, un modello per capacità di raccontare storie senza trucchi da quattro soldi. Mi interessano poco le descrizioni fisiche sia dei personaggi che dei luoghi o delle ambientazioni, a meno che queste non abbiano un senso ed un scopo nello sviluppo del racconto”.

Senza dubbio sono poi riscontrabili le influenze di Jack Kerouac e dei Wu Ming, per i quali Vergara ha pubblicato Le bestie di Bedlam, un racconto spin-off di Manituana.

Rockshort è acquistabile solo sul web, in quanto l’autore ha scelto di pubblicare il suo libro in print on demand. Scelta coraggiosa, a differenza dei protagonisti dei suoi racconti.

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